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Venerdi 17 gennaio, 2003 |
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IL PAPA, TRUDEAU E
HARRIS I PREFERITI DI LASTMAN
Intervista al sindaco di Toronto che parla della
sua pluridecennale esperienza politica
di Angelo Persichilli
CORRIERE CANADESE
«Non ci
saranno ripensamenti. Ho fatto il mio dovere e sono contento della decisione
di ritirarmi resa nota due giorni fa»: il sindaco di Toronto Mel Lastman si
apre al Corriere Canadese e parla della sua carriera politica, tanti ricordi,
pochi rimpianti e molte soddisfazioni. «I politici che ammiro di più? Harris e
Trudeau». L'incontro col Papa «un momento speciale». L'incontro con Nick Nolte
è da dimenticare: «Quello è tutto matto».
Durante l'intervista il sindaco ha fatto un bilancio del suo mandato, ma anche
della sua complessa personalità. Nonostante i suoi 34 anni in politica,
Lastman ha detto di non credere «che i media mi conoscono. Non penso che
abbiano nemmeno fatto uno sforzo per conoscermi».
Rimpianti pochi («Come sindaco di North York sono stato quasi perfetto»),
qualcuno per Toronto.
Ha parlato dei consiglieri di cui avrebbe fatto a meno e di personaggi che
vorrebbe dimenticare di avere incontrato. Signor sindaco, dopo tanti anni
in politica, crede che sia venuta fuori la vera personalità di Mel Lastman?
«Non credo. Non credo che la stampa mi conosca e, a dir la verità, non credo
nemmeno che abbia speso del tempo per cercare di conoscermi».
Ce lo spieghi adesso.
«Credo che la persona che più di tutte può rispondere sia mia moglie. Non
credo che altre persone mi conoscano veramente».
Come vorrebbe essere ricordato?
«Il primo sindaco di Toronto ed una persona che veramente aveva a cuore gli
interessi della città. La persona che ha messo insieme una organizzazione per
fare di Toronto una città ancora più grande».
La sua decisione è irrevocabile. Ma c'è qualcosa che potrebbe farle
cambiare idea e concorrere ancora?
«No. Non ci saranno ripensamenti. Mi sento bene, non ho dubbi».
Quando ha deciso?
«È stato questa estate. Ho pensato che, a parte alcune cose che dovevo ancora
finalizzare, il futuro di Toronto è al sicuro».
Cosa doveva finalizzare?
«Assicurare alcuni finanziamenti da parte del governo federale».
Lo ha avuti?
«Si, ho due lettere del primo ministro».
Soddisfatto dell'appoggio ricevuto?
«È stato duro. Però con tutte le battaglie che ho fatto negli ultimi 5 anni
sono riuscito ad avere per la città di Toronto circa 3,5 miliardi di dollari
tra Queen's Park e Ottawa. Credo che valga la pena alzare la voce. Non crede?»
Ha ottenuto abbastanza?
«Non credo. Lo scorso anno i due governi hanno preso dalla città di Toronto 10
miliardi di dollari in più di quanti ne hanno rimessi. Per risolvere i nostri
problemi avrebbero potuto lasciare un miliardo in più. Avremmo evitato tante
guerre e risolto tanti problemi a cominciare dai senzatetto».
Rapporti difficili dunque.
«Oggi non è come una volta. Ad esempio il governo federale si è impegnato per
76 milioni di dollari tempo fa, dopo tante telefonate e polemiche ci hanno
mandato, solo qualche settimana fa, solo 62. Stiamo ancora aspettando per gli
altri 14 milioni».
Vedo molte foto in questo ufficio. Quale vuole essere sicuro che sarà con
lei il prossimo anno?
«Tutte, ma una in particolare. Quella col Pontefice Giovanni Paolo II. Ho
incontrato Sua Santità varie volte. L'ultima volta a Toronto insieme a mia
moglie. È stato un incontro speciale. Basti pensare che ha tenuto in udienza
dieci minuti ciascuno il primo ministro Jean Chrétien ed il premier Ernie
Eves. Con me e mia moglie è rimasto 20 minuti. La cosa che mi commosse di più
è che quando siamo entrati, nonostante fosse tutto tremante e debole, si è
alzato. Mi sono sentito colpevole , non ritenevo giusto che Sua Santità
dovesse alzarsi perché entravamo mia moglie ed io. Un incontro indimenticabile
per me e mia moglie, soprattutto quando le ha toccato la guancia».
Quale foto invece vorrebbe lasciare, dimenticare?
«Quella di Nick Nolte».
Perché?
«È un attore bravissimo che ammiro, ma è matto, è pazzo».
Che ha fatto?
«Aveva, ad esempio, un cappotto di pelle costosissimo e sa cosa aveva sotto?»
No, cosa?
«Il pigiama. Lo incontrai così al teatro».
Il politico che ammira di più?
«Due, per differenti motivi. Il primo è Pierre Trudeau. L'ho sempre ammirato.
L'altro è Mike Harris. Mi ha creato problemi, ma lo ammiro perché è una
persona di parola».
Aveva avuto scambi anche brutali.
«Ci ha creato molti problemi, ma era di parola. Quando ti prometteva i soldi,
ci potevi contare, arrivavano senza solleciti e telefonare. Mi ha chiamato
mentre stavo andando a fare l'annuncio».
Quale consiglio darebbe al successore?
«Ci devo pensare. Sto cercando di risolvere i problemi economici affinché non
si vada in continuazione a chiedere ai vari governi. Spero comunque che il
prossimo sindaco stia molto attento nel fare i bilanci. Spero che capisca che
Toronto è composta da persone che sono giunte da 170 differenti Paesi. Hanno
fatto di Toronto una città speciale e devono mantenerla così, quella è la
nostra forza».
Rimpianti come sindaco di North York Toronto?
«Come sindaco di North York sono stato perfetto. Ho fatto cose, come la
creazione del downtown, che molti ritenevano impossibili. Lo abbiamo fatto».
E Toronto?
«Mi avrebbe fatto piacere vedere la metropolitana fino allo Scarborough
Centre».
Nient'altro?
«I rapporti con i media. Forse non li ho informati abbastanza bene su tutto
ciò che loro volevano. Non ci possono fare niente. Il mio lavoro non era
quello di soddisfare i giornalisti, ma lavorare per la gente».
E la risposta della gente?
«Fantastica, hanno capito che lavoravo per loro».
Ha ottenuto appoggi dagli italocanadesi?
«Sono stati tra i miei più fedeli sostenitori. Gente fantastica. Mi è stata
sempre vicina e l'ho sempre apprezzato».
I consiglieri. Di chi avrebbe volentieri fatto a meno?
«Di alcuni certamente, ma non mi chieda i nomi. È comunque un consiglio molto
efficiente».
Chi invece ha cooperato con lei di più?
«Anche qui non vorrei fare nomi. Voglio comunque menzionare Betty Disero. È
intelligente e lavora molto. Sa quello che fa. Joe Pantalone, una persona che
mi piace molto. È bravo ed è sincero. Sai quali sono le sue posizioni. Odio
quelli che non mantengono la parola. Stesso discorso per Case Ootis. Ve ne
sono altri».
Chi appoggerà per la sua successione?
«Lo farò sapere probabilmente in agosto o settembre».
Qualche indicazione può comunque darcela.
«Di sicuro non appoggerò chi cercherà di distruggere ciò che stiamo cercando
di costruire senza pensare ai posti di lavoro che si possono creare per i
cittadini di Toronto, soprattutto i giovani».
Qualche esempio?
Il collegamento col l'isola dell'aeroporto. Ho lavorato molto per ottenere il
risultato che abbiamo e non appoggerò nessuno che cercherà di distruggere quel
collegamento. Non appoggerò le persone che vogliono fermare lo sviluppo di
Harborfront che creerà migliaia di posti di lavoro. Vi sono delle persone che
vogliono distruggere ciò che abbiamo costruito. Toronto non ha bisogno di
queste persone». |