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|Lunedi' 30 dicembre 2002 |
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"Bisogna fermare la
violenza"
Intervista del Corriere Canadese al capo
della polizia di Toronto Julian Fantino
di Angelo Persichilli
CORRIERE
CANADESE
È ottimista Julian Fantino,
capo della polizia di
Toronto,
sul futuro della città. Ma due problemi pesano come macigni: l'alto numero dei
crimini violenti e le stragi sulle strade. «Tutti siamo giustamente
preoccupati per le vittime della violenza, si presta invece poca attenzione -
dice - ai morti per incidenti stradali: 97 solo quest'anno, 40 in più del
2001». In una intervista al Corriere il capo della polizia ha fatto un
bilancio degli ultimi dodici mesi: dalla criminalità, al traffico, al
terrorismo fino a ricordare la visita del Papa. E ha anche stilato qualche
previsione per il prossimo anno.
Chief
Fantino, cosa ha chiesto quest'anno a babbo Natale?
«Mi avrebbe
fatto piacere chiedere la fine della violenza sulle strade di Toronto, ma so
che quello è un lavoro che dobbiamo fare noi con l'aiuto di tutti i cittadini.
A Babbo Natale ho chiesto quindi un elicottero per aiutare i nostri agenti a
rendere Toronto sempre più sicura».
Quali sono le cose che ricorda, per un motivo o un altro, di quest'anno che
sta per finire?
«Tante cose mi vengono in mente. In primo luogo la perdita di due poliziotti
per incidenti stradali. Una delle vittima una donna, la prima donna morta in
servizio nella storia della polizia di Toronto. Abbiamo perso un altro
poliziotto in febbraio sempre a causa di un incidente stradale. Il problema
del traffico è quindi più che evidente».
Facciamo un quadro di questa situazione.
«Fino ad ora, solo a Toronto, nel 2002 sono morte 97 persone a causa di
incidenti stradali, contro le 57 vittime del 2001, 40 in più. Una cifra
inaccettabile».
Le cause?
«La principale è la mancanza di disciplina non solo dei conducenti, ma anche
dei pedoni. La metà delle vittime, infatti, è di anziani e pedoni. Questa
situazione bisogna correggerla al più presto e cercheremo di farlo nel 2003.
Abbiamo in cantiere già alcune iniziative significative».
E velocità e alcol?
«Sono sempre un fattore importante, ma non necessariamente in aumento».
Veniamo alle vittime della violenza.
«L'anno scorso sono state 59, una in meno del 2001. Quest'anno siamo invece
già tornati a 60, ma la cosa preoccupante e che 40 di questi omicidi sono
avvenuti negli ultimi quattro mesi. Alla fine di agosto eravamo infatti solo a
20».
La causa di tali omicidi?
«Un po' di tutto, ma la stragrande maggioranza è legata a sparatorie fra bande
rivali. Sono tre i fattori: gang, droga, armi. La maggioranza delle vittime di
questi crimini? Giovani di colore uccisi da persone di colore. E spesso si
tratta di sparatorie per il controllo del territorio per lo spaccio di droga».
Già le armi. Ve ne sono molte in giro...
«Troppe. Il livello del crimine è alto anche a causa del fatto che si possono
avere armi con troppa facilità. Molti di questi criminali non hanno nessun
riguardo per il valore della vita, soprattutto quella degli altri. E la
maggior parte di questi omicidi non solo casuali, ma vere e proprie esecuzioni».
Come cercate di arginare tale violenza?
«Siamo fortunati ad avere già in funzione una street gang unit che ha
cominciato a lavorare intensamente».
Altre iniziative?
«Ho parlato dell'elicottero chiesto a Babbo Natale. Sono sicuro che egli mi
darà più ascolto di tanti politici. L'80% dei cittadini di Toronto appoggia il
programma».
Quali sono i vantaggi?
«È come avere 60-70 agenti in più nelle strade. Da più sicurezza ai cittadini
e agli stessi agenti. Sono 500 i corpi di polizia in tutto il mondo che hanno
elicotteri. Noi siamo la quinta forza del Nord America. Hanno elicotteri a
Calgary, a York,
Durham,
Edmonton, Montréal invece noi a Toronto non possiamo averlo».
E chi sarà il Babbo Natale che ve lo regalerà?
«Mi hanno avvicinato molte persone del mondo degli affari disposte a
finanziare l'iniziativa e, tramite una foundation avremo un elicottero.
Avete in corso una operazione di chi abusa dei parcheggi dei disabili. Come
va?
«Dal 16 dicembre abbiamo multato 500 persone, ritirato 129 permessi e rimosso
32 auto. Il programma continua».
Terrorismo: c'è pericolo?
«Il pericolo c'è sempre anche se è difficile quantificarlo. Quello che posso
dire è che, in caso di pericolo, Toronto è più esposta delle altre. Purtroppo,
le nostre autorità, federali e provinciali, non sono disposte ad ascoltarci e
spero che un giorno non debba dire "vi avevo avvertiti"».
Perché è più esposta?
«Vi sono oltre 2,5 milioni di cittadini, è una città multiculturale con 122
sinagoghe, 18 templi hindu, 34 moschee, 94 tra consolati e sedi diplomatiche,
è il primo centro finanziario del Canada, il quarto in Nord America, il 90%
delle banche straniere ha la sede principale a Toronto, come anche l'80% di
grosse agenzie pubblicitarie, di ricerca e high tech, inoltre abbiamo il
secondo sistema di trasporti del Nord America dietro solo a New York. Bersagli
non mancano».
Cosa ricorda con piacere invece di questo anno che sta per chiudersi?
«La visita del Papa. Per me è stata la "Olimpiade" che abbiamo perso. Sono
soddisfatto non solo per la grande operazione che abbiamo condotto, riuscita
in tutti i dettagli, ma anche per la possibilità di avere incontrato Sua
Santità».
Uno sguardo al 2003.
«Stiamo mettendo in ordine le nostre risorse umane con l'assunzione di nuovi
agenti. Negli ultimi 2 anni abbiamo assunto 680 nuovi agenti cercando di
rimediare ad alcune lacune degli ultimi anni. Basti pensare che nel 1992
avevamo 5.616 agenti, per il prossimo anno ne avremo 5.242, cioè ancora meno
di dieci anni fa ma in ripresa rispetto ad alcuni anni quando il problema era
diventato preoccupante».
Lei si è lamentato della scarsità dei finanziamenti. Qual è il bilancio
attuale?
«Nel 2002 era di 608 milioni, ma si deve tenere presente che il 94% va ai
salari»
E per il prossimo anno?
«Ho chiesto 653 milioni».
I suoi traguardi?
«Dobbiamo mettere un freno a questi omicidi. Ho fiducia nei miei agenti.
Voglio fare un elogio particolare agli agenti del trauma unit. Sono i primi ad
intervenire e certe volte mi sembra che fanno "resuscitare" persone che
sembrano già morte. Non ho invece fiducia nel sistema. Bisogna distinguere
meglio chi viene in Canada per lavorare e chi per commettere crimini. Questi
ultimi vengono tenuti troppo a lungo prima di essere cacciati via. Hanno il
tempo di commettere altre violenze».
Vi sono poi i rapporti con la comunità di colore.
«Purtroppo le relazioni con alcuni settori della comunità di colore sono
peggiorate a causa di un servizio del Toronto Star basato su una
interpretazione errata di alcune cifre. Hanno provocato un grande danno non
solo alla polizia, ma anche alla comunità di colore in quanto hanno messo in
risalto tanti problemi che sono evidenti al loro interno, soprattutto nella
comunità di origine giamaicana. Tutto questo è basato sulla retorica».
Cioè?
«In realtà quello che hanno messo in vista al pubblico è il risultato della
cosiddetta junk science. Hanno giocato con i numeri. Tutto questo sarà, al
momento giusto scoperto e rivelato al pubblico. Nego assolutamente che la
forza di polizia sia una organizzazione razzista o corrotta. Certo, come tutte
le altre organizzazioni in altri settori, abbiamo i nostri problemi e persone
che tradiscono la fiducia che è stata loro accordata. Ma quello che ha fatto
lo Star non è giusto. Hanno usato numeri, conclusioni e analisi che noi, tra
l'altro, non le facciamo e non le possiamo fare. L'esercizio in se stesso è
ingiusto in quanto non possiamo dare una risposta usando gli stessi numeri
altrimenti ci accusano di essere razzisti».
È ottimista per il 2003?
«Lo sono, lo devo essere. Voglio comunque cogliere questa occasione per
augurare buon anno a tutti i lettori del Corriere Canadese da parte di tutti
gli agenti di Toronto, della mia famiglia e mio personale».nada per lavorare e
chi per commettere crimini. Questi ultimi vengono tenuti troppo a lungo prima
di essere cacciati via. Hanno il tempo di commettere altre violenze».
Vi
sono poi i rapporti con la comunità di colore.
«Purtroppo le relazioni con alcuni settori della comunità di colore sono
peggiorate a causa di un servizio del Toronto Star basato su una
interpretazione errata di alcune cifre. Hanno provocato un grande danno non
solo alla polizia, ma anche alla comunità di colore in quanto hanno messo in
risalto tanti problemi che sono evidenti al loro interno, soprattutto nella
comunità di origine giamaicana. Tutto questo è basato sulla retorica».
Cioè?
«In realtà quello che hanno messo in vista al pubblico è il risultato della
cosiddetta junk science. Hanno giocato con i numeri. Tutto questo sarà, al
momento giusto scoperto e rivelato al pubblico. Nego assolutamente che la
forza di polizia sia una organizzazione razzista o corrotta. Certo, come tutte
le altre organizzazioni in altri settori, abbiamo i nostri problemi e persone
che tradiscono la fiducia che è stata loro accordata. Ma quello che ha fatto
lo Star non è giusto. Hanno usato numeri, conclusioni e analisi che noi, tra
l'altro, non le facciamo e non le possiamo fare. L'esercizio in se stesso è
ingiusto in quanto non possiamo dare una risposta usando gli stessi numeri
altrimenti ci accusano di essere razzisti».
È ottimista per il 2003?
«Lo sono, lo devo essere. Voglio comunque cogliere questa occasione per
augurare buon anno a tutti i lettori del Corriere Canadese da parte di tutti
gli agenti di Toronto, della mia famiglia e mio personale».
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