Da
bambino non capivo perché i malati li chiamassero "pazienti" (si dice
"patient" anche in inglese, non illudiamoci). Ovviamente appena si ha l'età
per capire che 1+1=2, si capisce perché.
Quando si entra in una clinica si viene accolti con un sorriso autentico
quanto una moneta di un dollaro e mezzo che precede la domanda formale: Good
morning Sir, how are you? Tanto per cominciare se uno sta bene non va in
clinica; e se ci va non è una Good morning. Sorvoliamo.
Seconda domanda: Mi dà la sua Health Card? Quella carta plastificata
che ogni partito che va al potere annulla solo perché approvata dal governo
precedente. Alla fine cambia solo i colori mettendoci quelli
del
proprio partito. Provate a controllare negli ultimi 15 anni: ne hanno fatte di
tutti i colori.
Segue una sfilza di domande come nome, cognome, indirizzo, codice postale e
nomi dei vicini di casa. Dopo una quindicina di minuti di terzo grado ti
chiedono qual è il problema. Questo è ovviamente il cosiddetto Pronto Soccorso.
Esperienza un po' differente quando si va dal medico di famiglia. Questo
servizio è "privato" e quindi si va più in fretta. Ma c'è il trucco della
"catena di montaggio". Mi spiego.
Si
parte con la stessa prassi di cui sopra e poi comincia l'attesa: prima in una
sala insieme agli altri. Dopo un po' di tempo ti chiamano ed entri in un'altra
cameretta: il medico non c'è. «Si spogli», dice l'assistente che ti lascia
solo e chiude la porta.
E quindi ricomincia la nuova "paziente" attesa, questa
volta in mutande: hai tempo per qualche telefonata, guardi il foglio attaccato
al muro dove puoi controllare la bontà della tua vista, guardi con attenzione
la carta pergamena al muro che ti informa quando il medico si è laureato, ti pesi
e, dopo qualche tempo, entra il medico, trafelato.
La cartella clinica gli
dice che sono il numero 27, un breve sguardo e, dopo qualche domanda, la
prescrizione medica. Subito dopo il medico sparisce nella sua "catena di
montaggio". Diceva mia suocera che "Le visite brevi sono le più gradite". Ma
lei non si riferiva a quelle pagate dall'Ohip. Sorvoliamo.
In realta' si fanno file per un esame
clinico, per un intervento, per diagnosticare un tumore o un raffreddore. La causa?
Dipende da con chi si parla. Tutti
piangono, operatori del settore e sindacati in testa, perché non ci sono soldi; ma tutti i governi dicono che si spendono
miliardi di dollari e che la sanità è la voce più grande nel capitolo spese.
Diceva il socialista Rino Formica all'epoca dell'Italia di tangentopoli: «Il convento è povero, ma i frati sono ricchi». Dove
vanno tutti questi soldi? Chi sono i frati e chi è il convento?
La
mappa è complicata. Cominciamo dai medici, paramedici e personale non medico:
fanno rivendicazioni di vario genere perché hanno a cuore, dicono, «il futuro
del
settore sanitario canadese», ma se dagli Usa giunge una proposta con un po' di
dollari in più chiudono baracca e burattini e vanno verso il sud. O in
Alberta. Come dire, questione di argent.
Altri "frati" sono i politici che da ieri sono in "convento" a
Vancouver. In questi giorni sentiamo sempre più spesso i "frati" provinciali
accusare Ottawa di tagliare i fondi per la Sanità, mentre il governo federale
accusa le Province di volere andare verso il "two tier system", cioè un
sistema sanitario pubblico per i poveri ed uno privato per i ricchi.
In
realtà i politici sono impegnati in una polemica che serve solo a gettare fumo
negli occhi ai cittadini.
Le
Province non possono dire di non avere soldi. Siamo stati in un periodo di
grande prosperità economica: si è ridotto il debito, le tasse, eliminato il
deficit. È questione di priorità e le province non possono limitarsi a dire
che il problema sanitario è solo quello legato alla mancanza di fondi.
Il
governo federale, da parte sua, non può continuare a gettare fumo negli occhi
dei canadesi dicendo di volere impedire alle province di creare due sistemi
sanitari, «uno per i ricchi, uno per i poveri».
I
due sistemi sono già in
Canada ed il settore privato è pesantemente coinvolto. Si deve pagare per la
cura dei denti, per la cura degli occhi appena più sofisticata. I medici, tra
l'altro, sono privati che operano vere e proprie catene di montaggio di
aziende private. Infine
il sistema privato per i ricchi canadesi esiste già: prendono l'aereo e vanno
negli Stati Uniti, ed insieme a loro ogni anno milioni di dollari. Il problema
non è né finanziario, come dicono le Province, né di strutture, come dice
Ottawa. Il problema vero è che il sistema sanitario canadese deve essere
cambiato, ma nessuno ha uno straccio di idea su come farlo.
A
Vancouver i politici stanno cercando di individuare chi sta distruggendo il
sistema sanitario, non chi lo ricostruisce.