|Mercoledi 16 gennaio, 2002 | BACK | NEXT

   

IL DELFINO DI CHRETIEN
  di Angelo Persichilli
CORRIERE CANADESE

Ancora una volta il primo ministro Jean Chrétien è riuscito a dare prova della sua abilità politica preannunciando un rimpasto che presenta molte chiavi di lettura. Su una cosa comunque tutti sono d'accordo: chi ne esce notevolmente rafforzato è John Manley, la persona che in pratica Jean Chrétien ha nominato come suo successore.

E questo tira in ballo il dimissionario ministro dell'Industria Brian Tobin. Quest’ultimo, secondo indiscrezioni, si sarebbe sentito tradito da questa decisione di Chrétien preannunciando le sue dimissioni allo stesso primo ministro durante un tempestoso incontro al 24 di Sussex Drive nella serata di domenica. Secondo altri vi sarebbero invece anche altre ragioni, non necessariamente familiari, che hanno spinto Tobin a lasciare la politica e potrebbero venire fuori nei prossimi mesi.

Archiviato, per ora, il casoTobin, rimane il fatto che Manley sale alla ribalta nazionale diventando un candidato più temibile in una futura gara per la leadership del partito.

Ma se Chrétien ha perso Tobin, ha "riguadagnato" la fiducia del ministro Allan Rock. Quest'ultimo si era sentito tradito lo scorso anno quando sembra gli fosse stato promesso il ministero dell'Industria che invece andò all'ultimo momento proprio a Tobin. Lo spostamento all’Industria dà a Rock la possibilità di aumentare il suo profilo in un portafoglio economico e quindi migliorare la sua posizione nella gara per la leadership.

Per Martin invece nessun cambiamento ma, indirettamente avvantaggiato per la promozione di alcuni suoi "fidati" come Maurizio Bevilacqua a Martin Cauchon e Bill Graham.

Gli sconfitti? In primo luogo Alfonso Gagliano ed Herb Grey, ma anche due comunità: quella italocanadese e quella ebrea.

Tre anni fa la comunità aveva due suoi rappresentanti, Sergio Marchi e Alfonso Gagliano, in due ministeri "pesanti" come Commercio Estero e Lavori Pubblici. Partito Marchi è subentrata Maria Minna con un ministero importante ma poco impatto interno.

Ieri sono usciti Gagliano e Minna ed è entrato solo Maurizio Bevilacqua. La rappresentanza italocanadese, anche se confortata dalla qualità della nuova presenza, rimane numericamente penalizzata.

Un passo indietro è stato fatto anche e soprattutto dalla comunità ebrea. Prima del rimpasto aveva un viceprimo ministro, Herb Grey, ed il ministro dell'Immigrazione Elinor Caplan. Ora Caplan è stata declassata a ministro delle Imposte mentre Grey è stato addirittura spinto fuori dal Governo. Usare il manuale Cencelli per fare i ministri è una pratica sempre da scartare; bisogna sempre mettere ai posti giusti le persone capaci. Ma non abbiamo alcun dubbio che con un po’ di attenzione si sarebbero potuti trovare molte persone capaci tra i deputati di origine italiana in Ontario come Joe Volpe, Albina Guarnieri e Joe Fontana, tanto per fare dei nomi.

Ed infine secondo alcuni, il rimpasto di ieri ha confermato che Chrétien intende candidarsi per il quarto mandato. Personalmente non ci credo. Chrétien non fa decisioni a lunga scadenza. Può anche darsi che rimarrà, ma quando prenderà la decisione la renderà pubblica. Ma allora, se se ne va, perché questo megarimpasto? Due ragioni: il governo di ieri gli lascia la possibilità di rimandare la decisione guadagnando tempo, poi con l'ingresso di alcuni "martiniani" avrebbe in pratica già impostato il futuro governo in caso di vittoria di Martin. Una soddisfazione non da poco, dimostrando di essere il boss anche quando non ci sarà più.

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