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Italia-Canada,
rapporti quasi perfetti
Il
nuovo ambasciatore Colombo in un intervista al Corriere mette in risalto
l'ottimo stato delle relazioni tra i due Paesi
di Angelo Persichilli
CORRIERE
CANADESE
I rapporti Italia-Canada sono così buoni che è
difficile trovare dei punti di discordia. Ciononostante c'è una grossa
potenzialità non ancora esplorata nel settore dei rapporti commerciali tra i
due Paesi.
In una ampia intervista al Corriere il nuovo ambasciatore d'Italia in Canada,
Marco Colombo, ha fatto il punto sulla situazione sottolineando il proprio
impegno per incoraggiare iniziative che consentano di aumentare l'interscambio
commerciale, ma anche di mettere in primo piano la comunità con iniziative
per difendere gli anziani e favorire la diffusione della cultura italiana tra
i giovani. Colombo ha già iniziato una serie di contatti con la comunità
italocanadese incontrando già martedì gli imprenditori italocanadesi
aderenti alla Camera di Commercio, quindi esponenti del mondo della cultura
presso l'Istituto italiano di cultura.
Ecco comunque il testo integrale dell'intervista.
Ambasciatore Colombo, cosa significa per un diplomatico italiano essere
responsabile del governo italiano in Canada?
«Significa molto. Significa intanto avere raggiunto un
livello della propria carriera che è senz'altro molto elevato. E questo è un
motivo di soddisfazione personale. Altro motivo di soddisfazione personale è
di poter venire in un Paese che ha due caratteristiche: quello di avere una
comunità italiana molto importante, bene inserita e che fa onore all'Italia.
Dall'altro canto, di svolgere un lavoro che riguarda i rapporti fra i due
Paesi».
Ci descriva quali sono questi rapporti.
«Il Canada è uno dei Paesi più vicini all'Italia
sotto l'aspetto politico. Ricordiamoci che siamo entrambi nel G78, siamo
entrambi membri della Nato, siamo entrambi membri della principali
organizzazioni internazionali. Le consultazioni, stranamente, sono continue».
Perché stranamente?
«Perché quando uno pensa alla distanza geografica tra
i due Paesi, ci si chiede cosa possono avere in comune Italia e Canada, oltre
al fatto che qui c'è una grande collettività italiana. Abbiamo invece molte
cose in comune. Ci consultiamo su molte cose e ci consultiamo perché
cerchiamo di avere delle posizioni analoghe su molti problemi di carattere
internazionale».
È ovvio che anche per il Canada è un
riconoscimento avere un ambasciatore con la sua esperienza?
«Non sarei così presuntuoso. Però questo è per me un motivo di
soddisfazione personale».
Torniamo ai rapporti bilaterali. Proprio nessun
problema?
«Per dirvi quanto siano vicine le posizioni tra i due
Paesi cito l'incontro che ho avuto l'altro giorno con uno dei responsabili
degli affari esteri canadese. Ad un certo punto, in modo provocativo, gli ho
detto che stavamo parlando sempre sulle cose sulle quali siamo d'accordo e
siamo in sintonia. Cerchiamo di trovare qualcosa sul quale non siamo d'accordo
e sul quale c'è qualche distanza. L'ho messo in grave difficoltà. Qualche
piccola cosa è venuta fuori, ma di poca importanza».
E quale sarebbe?
«Questo fa parte delle cose che un ambasciatore dovrebbe evitare di dire».
Ma che il giornalista non può evitare di chiedere.
«Scherzi a parte, non siamo riusciti a trovare alcun problema nei
rapporti bilaterali. Proprio perché le posizioni sono così vicine, sentiamo
la necessità di controllarle continuamente per andare ognuno per la propria
strada, ma andando insieme verso le stesse finalità».
Ma se i rapporti sono così buoni, perché l'interscambio commerciale è
così basso?
«Lei ha toccato un punto importante. Ed è uno degli
aspetti di debolezza che ci possono essere nei nostri rapporti perché abbiamo
passato in rivista tutti gli altri aspetti e sono tutti di segno positivo. Per
quel che riguarda gli scambi economici rimane molto da fare. Ciò è dovuto
anche in parte al fatto che l'interscambio del Canada avviene in larga
maggioranza con gli Usa. Ovviamente quando lei toglie dal commercio
internazionale del Canada la parte con gli Stati Uniti, rimane relativamente
poco da suddividere tra gli altri. Vedo fra i Paesi dell'Unione Europea che
anche lì c'è un enorme interscambio fra i Paesi dell'Unione stessa, però
non si raggiungono mai quelle percentuali che si raggiungono con gli Usa».
Cosa si fa per colmare questo vuoto?
«Ci siamo dotati di tutti gli strumenti possibili per poter favorire un
maggiore interscambio CanadaItalia. Questo sia per quel che riguarda la merce,
ma anche gli investimenti. I due Paesi devono conoscersi meglio sotto
quell'aspetto. E questo significa anche acquisire meglio certi elementi di
fiducia che sono assolutamente necessari come background per gli investimenti.
Noi siamo coscienti di questo aspetto meno positivo in un quadro di
riferimento generale estremamente positivo e cerchiamo di rimediare cercando
di portare avanti un discorso con impegno e con gli strumenti che abbiamo qui.
Tra questi la Camera di Commercio e l'Ice e speriamo che con questo sistema,
nonostante i problemi che ci sono ora negli scambi internazionali, di poter
raddrizzare anche questo aspetto non completamente positivo dei nostri
rapporti».
Lo scorso marzo l'allora primo ministro Giuliano
Amato ha firmato un accordo bilaterale col Canada proprio per facilitare
l'interscambio. A che punto siamo?
«Proprio l'altro giorno c'è stata una video
conferenza tra i due presidenti del Business Council che è stato istituito
tra Italia e Canada. Abbiamo creato uno strumento in cui gli imprenditori
delle due parti possono incontrarsi nei vari settori di interesse. Questo
avviene proprio nell'ambito del Business Council che creerà proprio queste
strutture. Strutture leggere in quanto non c'è alcuna necessità di creare
ulteriore burocrazia. La burocrazia non ha mai creato delle opportunità di
interscambio in campo commerciale. Noi dobbiamo mettere insieme delle persone
giuste: ad esempio chi vuole comperare una macchina per la lavorazione del
legno e chi produce questa macchina. Quest'anno ad esempio si festeggia il
centenario della prima trasmissione senza fili di Marconi attraverso
l'Atlantico. In questa occasione noi cerchiamo di mettere in prima linea gli
imprenditori che si occupano di telecomunicazione. Questo settore è molto
sofisticato. È un programma molto ambizioso però credo che il Canada sia
molto avanzato in questo settore, come anche l'Italia. Cerchiamo così di individuare
possibilità di joint-venture.
Non crede che
l'appartenenza all'Europa rallenti lo sviluppo dei rapporti bilaterali
ItaliaCanada?
«Direi che l'Europa non è un intralcio, ma una scelta
che l'Italia ha fatto per partecipare alla costruzione dell'Europa. Credo che
i negoziati che ci sono oggi fra il Canada e l'Unione Europea portano
senz'altro a superare quelli che possono essere i problemi esistenti. Il
Canada ha ripetuto ancora recentemente attraverso il proprio ministro degli
Esteri l'interesse che ha ad un accordo ancora più stringente con l'Unione
Europea. Credo che non dovrebbero esserci difficoltà per noi dovute proprio
al fatto di essere membri dell'Unione Europea».
So comunque che non è solo dell'economia che lei
vuole interessarsi.
«Quando uno arriva ha sempre molte ambizioni, il problema è poi
realizzarle. È più facile averle che
realizzarle. Uno dei punti sui quali bisognerà cercare di porre
rimedio è proprio quello cui abbiamo fatto accenno prima e cioè quello
dell'interscambio commerciale e finanziario. Per quel che riguarda invece la
comunità ho invece una ambizione: fare in modo che continui ad aiutare e
portare avanti questa politica di aiuti agli anziani. Aiuto che non è sempre
di carattere economico ma di altro genere, molto più complesso. È un qualche
cosa che una comunità come quella italiana deve ai propri anziani. Poi c'è
l'impegno più forte verso i giovani. Essi devono ricordare da dove vengono. E
cioè da un Paese con grande cultura e la mia ambizione è quella di essere
interprete delle loro esigenze esplicite e nascoste. Bisogna dare loro la
possibilità di conoscere l'Italia di oggi, che non era quella dei loro
genitori o dei loro nonni. E vi sono molti modi per fargliela conoscere. Vi
sono iniziative meritevoli che si svolgono qui in Canada per portare l'Italia
nelle loro case attraverso il giornale come il vostro, la radio e la
televisione. Però nulla vale quanto il contatto diretto con l’Italia di
oggi per poter giudicare e dare una valutazione su quello che è oggi il
nostro Paese. Che non può essere necessariamente tutta positiva, però
effettivamente avranno una percezione di quella che è la realtà dell'Italia.
E questo, una volta che avremo portato molti giovani italocanadesi a conoscere
questa realtà, saranno invogliati ad essere buoni canadesi senza però
scordare le loro profonde radici in uno dei Paesi che più ha dato alla
cultura dell'umanità».
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