|Giovedì 2 novembre, 2001 | BACK | NEXT

   

Italia-Canada, rapporti quasi perfetti
Il nuovo ambasciatore Colombo in un intervista al Corriere mette in risalto l'ottimo stato delle relazioni tra i due Paesi

di Angelo Persichilli
CORRIERE CANADESE

I rapporti Italia-Canada sono così buoni che è difficile trovare dei punti di discordia. Ciononostante c'è una grossa potenzialità non ancora esplorata nel settore dei rapporti commerciali tra i due Paesi.
In una ampia intervista al Corriere il nuovo ambasciatore d'Italia in Canada, Marco Colombo, ha fatto il punto sulla situazione sottolineando il proprio impegno per incoraggiare iniziative che consentano di aumentare l'interscambio commerciale, ma anche di mettere in primo piano la comunità con iniziative per difendere gli anziani e favorire la diffusione della cultura italiana tra i giovani. Colombo ha già iniziato una serie di contatti con la comunità italocanadese incontrando già martedì gli imprenditori italocanadesi aderenti alla Camera di Commercio, quindi esponenti del mondo della cultura presso l'Istituto italiano di cultura.


Ecco comunque il testo integrale dell'intervista.


Ambasciatore Colombo, cosa significa per un diplomatico italiano essere responsabile del governo italiano in Canada?

«Significa molto. Significa intanto avere raggiunto un livello della propria carriera che è senz'altro molto elevato. E questo è un motivo di soddisfazione personale. Altro motivo di soddisfazione personale è di poter venire in un Paese che ha due caratteristiche: quello di avere una comunità italiana molto importante, bene inserita e che fa onore all'Italia. Dall'altro canto, di svolgere un lavoro che riguarda i rapporti fra i due Paesi».


Ci descriva quali sono questi rapporti.

«Il Canada è uno dei Paesi più vicini all'Italia sotto l'aspetto politico. Ricordiamoci che siamo entrambi nel G78, siamo entrambi membri della Nato, siamo entrambi membri della principali organizzazioni internazionali. Le consultazioni, stranamente, sono continue».

 
Perché stranamente?

«Perché quando uno pensa alla distanza geografica tra i due Paesi, ci si chiede cosa possono avere in comune Italia e Canada, oltre al fatto che qui c'è una grande collettività italiana. Abbiamo invece molte cose in comune. Ci consultiamo su molte cose e ci consultiamo perché cerchiamo di avere delle posizioni analoghe su molti problemi di carattere internazionale».

 

È ovvio che anche per il Canada è un riconoscimento avere un ambasciatore con la sua esperienza?
«Non sarei così presuntuoso. Però questo è per me un motivo di soddisfazione personale».

Torniamo ai rapporti bilaterali. Proprio nessun problema?
«Per dirvi quanto siano vicine le posizioni tra i due Paesi cito l'incontro che ho avuto l'altro giorno con uno dei responsabili degli affari esteri canadese. Ad un certo punto, in modo provocativo, gli ho detto che stavamo parlando sempre sulle cose sulle quali siamo d'accordo e siamo in sintonia. Cerchiamo di trovare qualcosa sul quale non siamo d'accordo e sul quale c'è qualche distanza. L'ho messo in grave difficoltà. Qualche piccola cosa è venuta fuori, ma di poca importanza».

 
E quale sarebbe? 
«Questo fa parte delle cose che un ambasciatore dovrebbe evitare di dire».


Ma che il giornalista non può evitare di chiedere.
«Scherzi a parte, non siamo riusciti a trovare alcun problema nei rapporti bilaterali. Proprio perché le posizioni sono così vicine, sentiamo la necessità di controllarle continuamente per andare ognuno per la propria strada, ma andando insieme verso le stesse finalità».


Ma se i rapporti sono così buoni, perché l'interscambio commerciale è così basso?
«Lei ha toccato un punto importante. Ed è uno degli aspetti di debolezza che ci possono essere nei nostri rapporti perché abbiamo passato in rivista tutti gli altri aspetti e sono tutti di segno positivo. Per quel che riguarda gli scambi economici rimane molto da fare. Ciò è dovuto anche in parte al fatto che l'interscambio del Canada avviene in larga maggioranza con gli Usa. Ovviamente quando lei toglie dal commercio internazionale del Canada la parte con gli Stati Uniti, rimane relativamente poco da suddividere tra gli altri. Vedo fra i Paesi dell'Unione Europea che anche lì c'è un enorme interscambio fra i Paesi dell'Unione stessa, però non si raggiungono mai quelle percentuali che si raggiungono con gli Usa».

Cosa si fa per colmare questo vuoto?
«Ci siamo dotati di tutti gli strumenti possibili per poter favorire un maggiore interscambio CanadaItalia. Questo sia per quel che riguarda la merce, ma anche gli investimenti. I due Paesi devono conoscersi meglio sotto quell'aspetto. E questo significa anche acquisire meglio certi elementi di fiducia che sono assolutamente necessari come background per gli investimenti. Noi siamo coscienti di questo aspetto meno positivo in un quadro di riferimento generale estremamente positivo e cerchiamo di rimediare cercando di portare avanti un discorso con impegno e con gli strumenti che abbiamo qui. Tra questi la Camera di Commercio e l'Ice e speriamo che con questo sistema, nonostante i problemi che ci sono ora negli scambi internazionali, di poter raddrizzare anche questo aspetto non completamente positivo dei nostri rapporti».

Lo scorso marzo l'allora primo ministro Giuliano Amato ha firmato un accordo bilaterale col Canada proprio per facilitare l'interscambio. A che punto siamo?
«Proprio l'altro giorno c'è stata una video conferenza tra i due presidenti del Business Council che è stato istituito tra Italia e Canada. Abbiamo creato uno strumento in cui gli imprenditori delle due parti possono incontrarsi nei vari settori di interesse. Questo avviene proprio nell'ambito del Business Council che creerà proprio queste strutture. Strutture leggere in quanto non c'è alcuna necessità di creare ulteriore burocrazia. La burocrazia non ha mai creato delle opportunità di interscambio in campo commerciale. Noi dobbiamo mettere insieme delle persone giuste: ad esempio chi vuole comperare una macchina per la lavorazione del legno e chi produce questa macchina. Quest'anno ad esempio si festeggia il centenario della prima trasmissione senza fili di Marconi attraverso l'Atlantico. In questa occasione noi cerchiamo di mettere in prima linea gli imprenditori che si occupano di telecomunicazione. Questo settore è molto sofisticato. È un programma molto ambizioso però credo che il Canada sia molto avanzato in questo settore, come anche l'Italia. Cerchiamo così di individuare possibilità di joint-venture.

Non crede che l'appartenenza all'Europa rallenti lo sviluppo dei rapporti bilaterali ItaliaCanada?
«Direi che l'Europa non è un intralcio, ma una scelta che l'Italia ha fatto per partecipare alla costruzione dell'Europa. Credo che i negoziati che ci sono oggi fra il Canada e l'Unione Europea portano senz'altro a superare quelli che possono essere i problemi esistenti. Il Canada ha ripetuto ancora recentemente attraverso il proprio ministro degli Esteri l'interesse che ha ad un accordo ancora più stringente con l'Unione Europea. Credo che non dovrebbero esserci difficoltà per noi dovute proprio al fatto di essere membri dell'Unione Europea».

So comunque che non è solo dell'economia che lei vuole interessarsi.
«Quando uno arriva ha sempre molte ambizioni, il problema è poi realizzarle.
È più facile averle che realizzarle. Uno dei punti sui quali bisognerà cercare di porre rimedio è proprio quello cui abbiamo fatto accenno prima e cioè quello dell'interscambio commerciale e finanziario. Per quel che riguarda invece la comunità ho invece una ambizione: fare in modo che continui ad aiutare e portare avanti questa politica di aiuti agli anziani. Aiuto che non è sempre di carattere economico ma di altro genere, molto più complesso. È un qualche cosa che una comunità come quella italiana deve ai propri anziani. Poi c'è l'impegno più forte verso i giovani. Essi devono ricordare da dove vengono. E cioè da un Paese con grande cultura e la mia ambizione è quella di essere interprete delle loro esigenze esplicite e nascoste. Bisogna dare loro la possibilità di conoscere l'Italia di oggi, che non era quella dei loro genitori o dei loro nonni. E vi sono molti modi per fargliela conoscere. Vi sono iniziative meritevoli che si svolgono qui in Canada per portare l'Italia nelle loro case attraverso il giornale come il vostro, la radio e la televisione. Però nulla vale quanto il contatto diretto con l’Italia di oggi per poter giudicare e dare una valutazione su quello che è oggi il nostro Paese. Che non può essere necessariamente tutta positiva, però effettivamente avranno una percezione di quella che è la realtà dell'Italia. E questo, una volta che avremo portato molti giovani italocanadesi a conoscere questa realtà, saranno invogliati ad essere buoni canadesi senza però scordare le loro profonde radici in uno dei Paesi che più ha dato alla cultura dell'umanità».


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