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Corriere Canadese del 14 gennaio 2000
«CERCHIAMO SOLO GIUSTIZIA SOCIALE»
INTERVISTA DEL CORRIERE AL FIRST CHIEF OF THE
FIRST PEOPLE
di Angelo Persichilli
CORRIERE CANADESE
Giustizia sociale, uguaglianza, difesa dei valori umani, lotta alla
povertà. Non è stata una intervista comune quella con Phil Fontaine, First Chief dei First Nation,
l’organizzazione che raggruppa tutti i Nativi del Canada. C’è stata molta
fermezza nelle dichiarazioni di Mr. Fontaine, ma anche tanto desiderio di
giustizia e soprattutto di ottenerla in modo pacifico. Ha parlato delle
aspirazioni e dei diritti della sua gente, ma ha anche riaffermato il principio
di un Canada aperto a tutti gli stimoli culturali di altri gruppi, basati sulla
«giustizia ed uguaglianza sociale
Il
Corriere Canadese, nella serie di interviste a personaggi canadesi di spicco in
occasione dell’inizio di questo Millennio, ha ritenuto opportuno sentire
l’opinione del rappresentante di coloro che sono gli unici che hanno il diritto
di definirsi non essere immigrati in questa nazione basata sull’immigrazione, i
Nativi.
First
Chief Fontaine, cosa si aspetta del Canada degli anni 2000?
«Vedo
un Canada che assume un ruolo guida nel dare voce alle popolazioni indigene in
tutto il mondo. Vedo un Canada seriamente impegnato ad eliminare la piaga della
povertà tra i popoli indigeni
Vede
quindi un ruolo più internazionale?
«Nel senso
che deve dare più voce agli aborigeni ovunque essi si trovino. Deve però, prima
di fare questo, mettere in ordine le cose in casa. Deve lavorare in modo
intelligente per raggiungere l’emancipazione economica dei First People
Come
intende raggiungere questo?
«Dobbiamo
innanzitutto assicurarci che ci sia l’autogoverno ed inoltre avere una economia
rivitalizzata che riesca ad autosostenersi. E questo può essere raggiunto solo
assicurando territorio sufficiente e adeguato accesso alle risorse. Non dobbiamo
dimenticare che ora i Nativi occupano meno dello 0,5 percento del territorio in
Canada
Si
sentono tante definizioni di questo Canada. Qual è la sua?
«Non
dobbiamo andare molto lontano. Basta guardare gli accordi fatti nel corso degli
anni tra il governo federale ed le organizzazioni dei First People: si tratta
di accordi che parlano di coesistenza pacifica, di cooperazione tra i popoli.
Purtroppo spesso il governo centrale si sono dimenticati di questo aspetto
della relazione tra Ottawa e le aspirazioni dei First People
Ci
definisca queste aspirazioni.
«Vi
sono tante incomprensioni e paure quando noi parliamo di sovranità,
autodeterminazione e autogoverno dei First People. In effetti, noi abbiamo
chiaramente spiegato che si tratta solo di definire un proprio spazio
all’interno di questa nazione
Parla
di spazio geografico, istituzionale o culturale?
«Un
po’ di tutto. Sarà difficile per il Canada continuare a presentarsi come la
nazione che difende i diritti umani se non riesce ad essere giusto e difendere
i diritti umani tra i First People in casa sua. La piaga della povertà tra la
nostra gente non può essere ignorata dal Canada. E se non risolve questo
problema, non potrà continuare a presentarsi al mondo come fa al adesso».
Qual
è allora la vostra posizione in merito alla richiesta del Québec di essere
considerato una società distinta?
«Non
abbiamo mai avuto problemi ad accettare tale richiesta di un Québec distinto ed
unico. Lo è. Ma lo siamo anche noi; e credo più degli altri. Non ci siamo mai
opposti ai tentativi fatti dal governo nel difendere la lingua e la cultura
francofona in Canada. Noi incoraggiamo queste iniziative, a patto che gli
stessi sforzi siano fatti per difendere la nostra unicità
E del
Multiculturalismo cosa ne pensa?
«Il
Canada deve essere aperto alle altre culture. Deve accogliere tutti e difendere
la cultura di tutti. Nessuna cultura deve sparire. D’altra parte, questo è ciò
che fa del Canada un Paese differente. Almeno agli occhi degli altri
È
dunque contro al Malting Pot.
«Completamente
contro. Nessuna cultura deve essere minacciata e tanto meno sparire
State
conducendo una battaglia per l¹autodeterminazione ed autogoverno. Ma ha mai
pensato ad un cittadino della First Nation diventare Primo Ministro del Canada?
«Vede,
io credo che dobbiamo essere innanzitutto fieri di chi siamo, essere fieri di
noi stessi. Certo, è un sogno che appoggio pienamente, ma non dobbiamo
dimenticare l¹importanza di diventare National Chief dei First People. Dobbiamo
essere fieri di noi stessi, sostenere le nostre istituzioni ed è un onore ed un
sogno per tutti essere alla guida dei nostri popoli
Ma
cosa ne pensa della tendenza in Canada di alternarsi al potere tra anglofoni e
francofoni? «Ci deve essere una forte azione
coordinata da parte di tutti i governi per stabilire una più forte presenza dei
nostri cittadini in tutte le istituzioni di questo Paese. E non si deve parlare
solo della carica di Primo Ministro, ma anche di quella di Capo della Corte
Suprema e tante altre istituzioni. Sembra ora che siamo esclusi da queste
istituzioni quasi per convenzione. Noi come anche i vari gruppi minoritari
Sta
cambiando qualcosa?
«Si
sta lottando
Alcuni
dicono che il Canada sia diviso in quattro gruppi e cioè anglofoni, francofoni,
aborigeni e gli altri?
«Siamo
tutti qui e di certo stiamo per rimanerci. Non spariremo. Sarà quindi meglio
che impariamo a coesistere pacificamente e ad appoggiare reciprocamente la
presenza di tutti in questa terra
Un
giovane mi ha detto l’altro giorno di sentirsi canadese perché nato in Canada
ma che si sentiva in colpa verso la vostra gente. Cosa gli devo dire?
«Digli
di essere fiero di essere canadese e di agire in modo che tutti i suoi
cittadini siano trattati con dignità e giusizia. Dignità e giustizia che
includa anche i First People. Ciò non sta accadendo ora. La piaga della povertà
che affligge la nostra gente è una dimostrazione che il Canada non sta
trattando la nostra gente con dignità e giustizia
È
mancanza di soldi, di idee o di volontà politica?
«È
una combinazione di tutti e tre. C¹è un attacco coordinato contro la nostra
gente da tempo
Da
parte di chi?
«Vi
sono gruppi di interesse, alcuni partiti politici che parlano di trattare tutti
allo stesso modo
È
sbagliato?
«Ma
stiamo cercando di riscrivere la storia? Si può parlare della Magna Carta, ma
non si possono cambiare gli accordi raggiunti con i First People. Si può anche
trattare alcuni in modo differente, l’importante è che alla fine tutti siano veramente uguali
Un
esempio?
«Prendiamo
questa nozione in base alla quale “gli Indiani stanno prendendo tutta questa
terra”. Prendiamo l’accordo firmato con i Nisga. Essi riceveranno solamente il
7 percento del territorio tradizionalmente da loro occupato. La nostra gente
occupa meno dello 0,5 percento di tutto il territorio nazionale. Vi sono delle
Holdings economiche che possiedono molto di più. Noi chiediamo solo il rispetto
degli accordi firmati
Chiedete
cambiamenti, ma avete un programma per incoraggiare la vostra gente a partecipare
alla vita politica nazionale e così i cambiamenti li fate voi?
«Abbiamo
un progetto in cooperazione con Elections Canada. Serve ad informare ed educate
i First people su come funziona il processo elettorale e cosa si può ottenere
traverso questo processo
Avete
delle iniziative per spiegare agli altri gruppi quali sono le vostre
aspirazioni, i vostri programmi?
«Una
delle nostre colpe è proprio quella. Non abbiamo svolto una grossa attività per
informare ed educare gli altri sulle nostre attività. Non ci siamo aperti agli
altri, al resto dei canadesi al fine di farci conoscere meglio. Di mettere loro
al corrente delle nostre aspirazioni, dei nostri sogni, dei nostri valori,
della nostra storia, dei nostri diritti
Se,
ad esempio, riceverà un invito dal Congresso Nazionale degli italocanadesi per
parlare di questo alla nostra comunità, accetterà l’invito?
«Assolutamente
si!»
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