Particolarmente duro è lo scontro tra i leader della nuova destra canadese nella zona dell’area cosiddetta del "905", dove la divisione dei voti tra conservatori e riformisti nelle precedenti elezioni ha consentito ai liberali di conquistare tutti i seggi dell’Ontario ad eccezione di due: uno a Concord, vinto dal conservatore Jim Jones, e uno a York South-Weston, vinto dall’indipendente John Nunziata.
I liberali sono ancora convinti che la destra non abbia abbastanza tempo per riuscire a cucire la divisione prima delle prossime elezioni ma, la candidatura di Tom Long, delfino di Mike Harris, potrebbe cambiare le cose. Stockwell Day è di diverso avviso.
Cosa ne pensa dell’entrata in lizza di Tom Long?
«È molto positivo. Vi sono ora tre candidati dell’Ontario
e questo dimostra che non si tratta più di un fenomeno dell’Ovest
ma prova quanta attvità c’è stata all’interno di Canadian
Alliance fin dallo scorso gennaio tra i conservatori, federali e provinciali
in Ontario. Non c’è dubbio che l’interesse c’è in tutta la
nazione e quindi la candidatura di Long è molto positiva».
Cosa la distingue da Long?
«Beh, siamo entrambi impegnati a rispettare e promuovere i principi
della Canadian Alliance. Non credo che verranno trovate grosse differenze
ideologiche. Tra l’altro, per essere candidato per il partito, bisogna
aderire ai principi di Canadian Alliance».
Nessuna differenza dunque?
«Quello che viene rilevato da molti, e che mi rende differente
non solo da Long, ma anche dagli altri candidati, è il fatto di
essere l’unico che ha esperienza governativa. Sono quindi l’unico che può
dimostrare che può in effetti trasformare policy in programmi e
farli funzionare per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Sono
stato ministro per sette anni ed il mio lavoro è stato riconosciuto
a livello nazionale ed anche internazionale».
Tutto qui?
«No, sono l’unico candidato che è vissuto nell’Est e nell’Ovest
del Canada. Sono infatti nato in Ontario, ho vissuto nel Québec,
posso parlare la loro lingua. Altro elemento a mio favore è la capacità
di comunicare con le persone, individualmente ed in gruppo».
Long ha detto che Clark ha portato il Partito Conservatore tra i
liberali e l’Ndp.
«Posso dire che c’è un numero crescente di conservatori
che si dirigono verso Canadian Alliance. Non posso fare alcun commento
su coloro che intendono rimanere con il Partito Conservatore, ma so che
in massa si stanno spostando verso di noi. Spero che Joe Clark riconosca
questo movimento e non continui ad ostinarsi sul cambio del nome e su chi
deve definirsi conservatore. Se c’è un nome che deve cambiare è
quello dei liberali al governo».
Clark ha detto che il vostro partito non può vincere in Ontario
con Manning, ma non può vincere all’Ovest senza Manning.
«Posso solo dire che abbiamo fatto dei sondaggi prima di iniziare
la mia campagna per la leadership. Si è trattato di un sondaggio
fatto da una organizzazione indipendente in sette distretti dell’Ovest
e con interviste a 100 iscritti all’ex Reform Party in ogni circoscrizione.
Avevamo detto che il risultato sarebbe stato positivo se io fossi risultato
dietro a Manning di 2030 punti percentuali. Eravamo sicuri di poter colmare
quel vuoto. Dal sondaggio siamo usciti invece testa a testa io e Manning.
Il mio team è quindi molto forte all’Ovest e, anche in altre parti
del Canada. In alcuni incontri in Ontario, come in altre province dell’Est,
noi organizziamo incontri aspettando 3040 persone ed invece se ne presentano
200. Ad Ottawa la scorsa settimana aspettavamo dalle 150 alle 200 persone,
lo stesso numero che ebbe Clark nel suo distretto in Alberta, invece ne
abbiamo avute oltre 500».
Qualcuno dice che l’Ontario ha accettato le policy del Reform con
Harris ma non il partito con Manning. Come mai?
«La divisione dei voti con i conservatori. Non dobbiamo dimenticare
nel nel 1997 Manning ha ottenuto in Ontario poco meno di un milione di
voti. Stesso numero per i conservatori».
Ma ora cosa cambia?
«C’è un movimento, come ho detto, dai conservatori verso
di noi».
Come mai? È bastato solo cambiare il nome?
«Due cose. In primo luogo la maggioranza dei conservatori vuole
un cambio del governo a Ottawa. E hanno capito che devono spostarsi verso
di noi se vogliono vedere questa trasformazione. Basta prendere qualche
dozzina di seggi in Ontario e avere qualche buon risultato nel Québec».
Già, nel Québec. Come pensate di ottenere appoggio
in questa provincia?
«C’è una nuova apertura in quell’elettorato. Persone di
una certa influenza hanno già capito che il nostro partito può
essere la risposta a molti interrogativi».