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Corriere Canadese – 17 Aprile, 2000 BACK - NEXT

Alliance e conservatori a caccia di voti nel 905
Intervista all'ex ministro delle Finanze dell'Alberta Stockwell Day
di Angelo Persichilli
                               Corriere Canadese  (English Version)
«L’esodo dei conservatori federali verso Canadian Alliance è un dato di fatto ed è sempre più evidente»: lo ha dichiarato l’ex ministro delle Finanze dell’Alberta, Stockwell Day, candidato alla leadership della nuova organizzazione politica canadese, in una intervista al Corriere Canadese. I tory starebbero già tendendo verso la nuova organizzazione politica, dice Day, nonostante il tentativo del leader conservatore Joe Clark di bloccare questo "trasferimento" soprattutto in Ontario.

Particolarmente duro è lo scontro tra i leader della nuova destra canadese nella zona dell’area cosiddetta del "905", dove la divisione dei voti tra conservatori e riformisti nelle precedenti elezioni ha consentito ai liberali di conquistare tutti i seggi dell’Ontario ad eccezione di due: uno a Concord, vinto dal conservatore Jim Jones, e uno a York South-Weston, vinto dall’indipendente John Nunziata.

I liberali sono ancora convinti che la destra non abbia abbastanza tempo per riuscire a cucire la divisione prima delle prossime elezioni ma, la candidatura di Tom Long, delfino di Mike Harris, potrebbe cambiare le cose. Stockwell Day è di diverso avviso.

Cosa ne pensa dell’entrata in lizza di Tom Long?
«È molto positivo. Vi sono ora tre candidati dell’Ontario e questo dimostra che non si tratta più di un fenomeno dell’Ovest ma prova quanta attvità c’è stata all’interno di Canadian Alliance fin dallo scorso gennaio tra i conservatori, federali e provinciali in Ontario. Non c’è dubbio che l’interesse c’è in tutta la nazione e quindi la candidatura di Long è molto positiva».

Cosa la distingue da Long?
«Beh, siamo entrambi impegnati a rispettare e promuovere i principi della Canadian Alliance. Non credo che verranno trovate grosse differenze ideologiche. Tra l’altro, per essere candidato per il partito, bisogna aderire ai principi di Canadian Alliance».

Nessuna differenza dunque?
«Quello che viene rilevato da molti, e che mi rende differente non solo da Long, ma anche dagli altri candidati, è il fatto di essere l’unico che ha esperienza governativa. Sono quindi l’unico che può dimostrare che può in effetti trasformare policy in programmi e farli funzionare per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Sono stato ministro per sette anni ed il mio lavoro è stato riconosciuto a livello nazionale ed anche internazionale».

Tutto qui?
«No, sono l’unico candidato che è vissuto nell’Est e nell’Ovest del Canada. Sono infatti nato in Ontario, ho vissuto nel Québec, posso parlare la loro lingua. Altro elemento a mio favore è la capacità di comunicare con le persone, individualmente ed in gruppo».

Long ha detto che Clark ha portato il Partito Conservatore tra i liberali e l’Ndp.
«Posso dire che c’è un numero crescente di conservatori che si dirigono verso Canadian Alliance. Non posso fare alcun commento su coloro che intendono rimanere con il Partito Conservatore, ma so che in massa si stanno spostando verso di noi. Spero che Joe Clark riconosca questo movimento e non continui ad ostinarsi sul cambio del nome e su chi deve definirsi conservatore. Se c’è un nome che deve cambiare è quello dei liberali al governo».

Clark ha detto che il vostro partito non può vincere in Ontario con Manning, ma non può vincere all’Ovest senza Manning.
«Posso solo dire che abbiamo fatto dei sondaggi prima di iniziare la mia campagna per la leadership. Si è trattato di un sondaggio fatto da una organizzazione indipendente in sette distretti dell’Ovest e con interviste a 100 iscritti all’ex Reform Party in ogni circoscrizione. Avevamo detto che il risultato sarebbe stato positivo se io fossi risultato dietro a Manning di 2030 punti percentuali. Eravamo sicuri di poter colmare quel vuoto. Dal sondaggio siamo usciti invece testa a testa io e Manning. Il mio team è quindi molto forte all’Ovest e, anche in altre parti del Canada. In alcuni incontri in Ontario, come in altre province dell’Est, noi organizziamo incontri aspettando 3040 persone ed invece se ne presentano 200. Ad Ottawa la scorsa settimana aspettavamo dalle 150 alle 200 persone, lo stesso numero che ebbe Clark nel suo distretto in Alberta, invece ne abbiamo avute oltre 500».

Qualcuno dice che l’Ontario ha accettato le policy del Reform con Harris ma non il partito con Manning. Come mai?
«La divisione dei voti con i conservatori. Non dobbiamo dimenticare nel nel 1997 Manning ha ottenuto in Ontario poco meno di un milione di voti. Stesso numero per i conservatori».

Ma ora cosa cambia?
«C’è un movimento, come ho detto, dai conservatori verso di noi».

Come mai? È bastato solo cambiare il nome?
«Due cose. In primo luogo la maggioranza dei conservatori vuole un cambio del governo a Ottawa. E hanno capito che devono spostarsi verso di noi se vogliono vedere questa trasformazione. Basta prendere qualche dozzina di seggi in Ontario e avere qualche buon risultato nel Québec».

Già, nel Québec. Come pensate di ottenere appoggio in questa provincia?
«C’è una nuova apertura in quell’elettorato. Persone di una certa influenza hanno già capito che il nostro partito può essere la risposta a molti interrogativi».


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