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Pubblicato sul Corriere Canadese del 3 Aprile, 2000  BACK - NEXT


Ecker: «No alla privatizzazione»
di Angelo Persichilli
CORRIERE CANADESE

No alla privatizzazione, sì alle scuole cattoliche, ma i finanziamenti non verranno estesi alle scuole private: lo ha dichiarato il ministro della Pubblica Istruzione dell’Ontario, Janet Ecker (nella foto), durante un’intervista al Corriere. La Ecker ha anche rinnovato il suo impegno per portare a termine la riforma scolastica, di cooperare con tutte le parti coinvolte nel mondo della scuola, ma ad una condizione: la politica deve essere lasciata fuori dalle aule. Ecco il testo integrale dell’intervista.

Ministro Ecker, ogni politico vuole andare al governo, ma non avrebbe preferito un altro ministero?
«Il premier non mi ha chiesto cosa mi sarebbe piaciuto ma, se lo avesse fatto, avrei scelto proprio l’Istruzione».

...nonostante la fine fatta dai suoi predecessori?
«Sì. L’istruzione è uno degli elementi più importanti dell’attività di un governo: preparare i giovani ad affrontare il futuro. Se falliscono loro, abbiamo fallito noi. Un buon sistema scolastico è la base per avere una società con prosperità economica e alta qualità di vita».

Che voto dà al sistema scolastico dell’Ontario?
«Vi sono cose buone e molte persone che sono preparate e fanno un ottimo lavoro. Il problema è legato al sistema».

In che senso?
«Il curriculum non offriva quello di cui gli studenti hanno bisogno. Inoltre mancavano controlli non solo da parte dei genitori, ma anche dei contribuenti. Tutti hanno riconosciuto che c’era bisogno di un cambiamento radicale in quanto i costi stavano salendo, a differenza della qualità dell’istruzione. Stiamo facendo ciò che era stato chiesto da molti e che avevamo promesso nel 1995 e nel 1999».

Può essere più precisa sui cambiamenti al curriculum?
«Dobbiamo assicurarci che il governo dia agli studenti gli strumenti necessari per avere successo. Il curriculum non offriva questo».

Che cosa mancava?
«Abbiamo apportato modifiche dall’asilo al grado 12, cambiamenti radicali, i primi da quando il sistema era stato creato. Gli altri governi avevano messo pezze a destra e a sinistra, ma senza cambiare. Adesso gli studenti sanno cosa si trovano davanti, le materie sono più specifiche, c’è più sostanza. Inoltre gli studenti non solo imparano di più, ma apprendono fin dai primi anni in cui vanno a scuola. Inoltre, l’anno successivo si costruisce su ciò che si è imparato nell’anno precedente».
Chi si avvantaggia di più da questi cambiamenti?
«Sono stati fatti in modo da fare avvantaggiare tutti gli studenti, a prescindere dalle scelte che faranno dopo le superiori. Non tutti andranno all’università, oppure nelle scuole professionali o direttamente nel mondo del lavoro. Il curriculum cerca di dare a tutti delle indicazioni utili, a prescindere dalle scelte che faranno».

In dettaglio, come sono cambiate le materie?
«È stato dato più peso alle materie più importanti».

Mi faccio un esempio?
«Si è data più enfasi al settore linguistico, alle scienze e alla matematica. Ciò non significa che siano state escluse materie come la storia, tutt’altro».

Insomma una differente attenzione sui contenuti.
«Non solo. Vi sono stati anche altri cambiamenti. La storia, ad esempio: ci sarà più materiale per conoscere meglio il Canada, come è nato e chi l’ha costruito e come mai siamo diventati la migliore nazione del mondo. Il curriculum include inoltre l’insegnamento del rispetto e delle responsabilità di tutti, valori questi che fanno parte del patrimonio culturale di tutti i popoli».

Parliamo di soldi: vi accusano di avere tagliato i fondi destinati alla scuola
«No. Vi sono più soldi di quanti ce ne fossero prima. Avevamo due problemi col vecchio sistema: le scuole erano finanziate attraverso la tassa sulla proprietà. Questo significava che le zone dove si pagano più tasse avevano scuole migliori. E questo non era giusto. L’abbiamo cambiato. Ora i fondi vengono dal governo e sono basati sul numero degli studenti. Inoltre, col nuovo sistema c’è maggiore controllo da parte di chi paga le tasse e dei genitori».

Un esempio?
«I provveditorati sono costretti a spendere più soldi per l’insegnamento in classe e meno per la burocrazia degli uffici».

Quanti soldi in più ci sono ora in classe?
«Settecento milioni in più di quanti ce ne fossero nel 1997».

Ma vi sono provveditorati che affermano che i soldi non sono abbastanza.
«I board hanno sempre detto di non avere soldi. Avete mai sentito un provveditorato ringraziare un governo per avere abbastanza soldi a disposizione? Noi stiamo chiedendo ai board di amministrare con gli stessi criteri che usiamo per gestire i nostri soldi, come fanno le piccole o le grandi imprese. La maggioranza ha accolto la direttiva, altri invece hanno deciso di infrangere la legge per motivi esclusivamente politici».

Ma possono anche avere ragione ed avere bisogno di più soldi?
«Sono stata chiara. Sono disposta a mettere più soldi nel sistema. L’ho già fatto a marzo con $190 milioni. Voglio aiutare a superare i problemi, a patto che la politica venga lasciata fuori dalle aule scolastiche».

Cosa succederà ai Boards come quello di Windsor?
«Abbiamo offerto soluzioni e fatto presente che stanno giocando col fuoco. Questa settimana mandiamo un ispettore il cui compito è di esaminare i bilanci del Board e vedere cosa è necessario fare per evitare che la legge venga infranta».

Prevede più difficoltà nelle trattative con i Board o con i sindacati?
«Il sistema dell’istruzione è cambiato in Ontario essendo ora finanziato dalla Provincia. I provveditorati gestiscono un servizio per conto della Provincia. Sono dei partner e ci si aspetta cooperazione».

E i sindacati?
«Hanno fatto parte del sistema per molti anni e dovranno restarci ancora nel futuro. È ovvio che ci aspettiamo delle difficoltà, sarei sorpresa se non fosse così. Se fossimo tutti d’accordo significherebbe che uno di noi non fa bene il proprio lavoro. Le nostre dispute comunque non devono influenzare lo svolgimento del lavoro nelle scuole».

Che problemi prevede per il prossimo anno scolastico?
«Spero non ce ne saranno. Vi sono altri fondi che ho annunciato a marzo e sono disposta a prendere altri provvedimenti al fine di assicurare un’istruzione di qualità. Non credo che sconvolgendo l’orario delle lezioni avremo risultati positivi. Nel frattempo sono disposta a lavorare insieme per risolvere gli eventuali problemi».

Privatizzazione: vi sono molte parole, tanta paura. Che cosa c’è di vero?
«Non finanzieremo attività private per offrire istruzione per le scuole secondarie. Se è questo ciò che intendono per privatizzazione, la risposta è no. Ci sono già tanti servizi collaterali offerti dai privati, attraverso i provveditorati, come ad esempio gli appalti per la costruzione di scuole e così via. Sono servizi che sono stati sempre offerti e quelli che ci sono continueranno ad essere offerti dai privati: tutto qui. Certo, vi sono altre scuole indipendenti con caratteristiche religiose o altro: non avranno fondi pubblici».

Qualcuno parla di due sistemi paralleli.
«Noi non crediamo che in Ontario, solo perché uno è ricco, possa andare in giro a comperare istruzione o assistenza sanitaria privata. Abbiamo due sistemi pubblici per tutti. In Ontario abbiamo due livelli: quello pubblico e quello cattolico. Questo stato di cose è stato riconosciuto dalla Corte Suprema ed è sancito nella Costituzione».

Cambierà, come è stato fatto nel Newfoundland?
«No. Non toglieremo i finanziamenti alle scuole cattoliche in quanto sono previsti dalla legge. Non vi sono invece leggi che ci obbligano a finanziare scuole di altre religioni».

Ma la paura della privatizzazione esiste. Come mai?
«Di nuovo, non lo so. La parola è uno spettro che si agita troppo spesso e non aiuta il dibattito nel settore dell’Istruzione o della Sanità. La gente paga le tasse perché vuole servizi in un sistema della pubblica istruzione che include le scuole cattoliche. Ognuno è libero di trovare alternative, ma non credo che i soldi pubblici saranno usati per finanziare scuole private. D’altra parte, se uno vuole aprire una scuola per fare soldi, perché dovrebbero essere i cittadini a pagare?»

Nell’era della globalizzazione, come il nuovo sistema scolastico intende sfruttare il patrimonio linguistico di molti cittadini dell’Ontario?
«È proprio per sfruttare questo patrimonio che continueremo a finanziare l’Heritage Language Program. In un mondo di libero scambio, avere cittadini capaci di parlare la stessa lingua del Paese partner, aiuterà noi ad avere successo in questa economia globale in continua espansione. E, per questo motivo, continueremo a sostenere l’Heritage Program».


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