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Pubblicato
sul Corriere Canadese dell’8 marzo, 2000 BACK - NEXT
HAMPTON: «Medici a
salario fisso»
Intervista al leader dell’Ndp dell’Ontario sulla crisi della sanitàdi Angelo
Persichilli
CORRIERE CANADESE
Il soggetto è molto
scottante, il sistema sanitario in pericolo. Ed il leader dell’Ndp
dell’Ontario, Howard Hampton (nella foto), denuncia con foga, con veemenza, la
gravità della situazione nonostante il pubblico presente alla serata non sia
molto folto.
Abbiamo avvicinato il leader socialdemocratico durante uno dei tanti
incontri che sta avendo in questi giorni in tutto l’Ontario per «denunciare i
governi provinciale e federale il cui comportamento sta distruggendo il sistema
sanitario».
In una intervista al Corriere Hampton ha accusato «il governo dell’Ontario
di privatizzare la sanità mentre i liberali federali mantengono la porta aperta
all’americanizzazione dei servizi». Quella di Hampton, è un’equa distribuzione
di accuse tra liberali federali ed i conservatori provinciali. Con un occhio,
ovviamente, ai liberali provinciali di Dalton McGuinty che cercano di
barcamenarsi tra il piano sanitario di Harris ed il bilancio federale di Jean
Chrétien.
Insomma un anticipo della prossima strategia dei neodemocratici per la
prossima campagna elettorale.
Mr. Hampton, il sistema sanitario canadese è ormai in coma profondo o si può
fare qualcosa per riportarlo in vita?
«C’è speranza ma, in primo luogo è necessario che Ottawa ripristini i
finanziamenti alla sanità che sono stati tolti alle Province e, ovviamente,
all’Ontario».
Sono tanti soldi, giusto?
«Circa 4 miliardi e 500 milioni di dollari l’anno. Se poi teniando in
considerazione l’invecchiamento e l’aumento della popolazione e l’inflazione
possiamo dire che si tratta di circa 6 miliardi l’anno».
Ma è solo questione di soldi?
«Certo che no. Bisogna però convincerci che se quei soldi non verranno
restituiti, possiamo avere tutte le più belle idee del mondo ma il sistema
sanitario non si aggiusterà».
Ma una volta ripristinato il livello di finanziamento, cosa fare?
«A quel punto è necessario che il governo federale venga fuori con una visione
generale sulla ristrutturazione del sistema sanitario. Bisogna che abbiano le
idee chiare sul medicare, l’assistenza ospedaliera, quella a domicilio. Questo
governo invece ha una sola idea fissa: ridurre le tasse per i ricchi e per le
grosse corporazioni».
Ultimamente abbiamo visto una specie di strana alleanza: l’Ndp e Harris
alleati contro Ottawa?
«Cominciamo col dire che lo scopo di Harris è quello di privatizzare, cioè
americanizzare il sistema sanitario usando come scusa il taglio dei fondi di
Ottawa. Fino ad ora Queen’s Park ha privatizzato il settore dell’assistenza a
domicilio che è quasi interamente nelle mani di privati, in massima parte
americani. Stanno privatizzando il sistema sanitario per l’assistenza ai malati
cronici: la maggioranza di nuovi posti letto in questo settore vanno ad aziende
che operano a scopo di lucro. Hanno scaricato il servizio ambulanze e
dell’assistenza sanitaria pubblica sulle municipalità senza dare altri soldi. È
ovvio che le municipalità fra poco privatizzeranno i servizi».
L’iniziativa deve quindi venire da Ottawa.
«Certo. Solo così possiamo avere un sistema sanitario nazionale uniforme».
E se il governo federale non si muove, cosa possono fare le Province?
«Possono prendere l’iniziativa per conto loro. I governi di Harris e Klein
hanno fatto proprio quello e stanno consegnando i servizi nelle mani dei
privati americanizzando tutto: se hai i soldi ottieni assistenza».
E le altre Province?
«Il Saskatchewan, il Manitoba, la British Columbia e, credo, quelli delle
province marittime, sono interessati a costruire un medicare efficace. Bisogna
comunque tener presente che senza la visione, l’appoggio finanziario ed il
coordinamento di Ottawa sarà molto difficile avere un sistema che risponda
completamente alle esigenze della popolazione che cambia. Si torna al punto di
partenza. Ci vogliono soldi e visione».
Insomma ci stiamo avviando verso un sistema saniario che cambia da provincia
a provincia.
«Abbiamo già un sistema differente in ogni provincia. L’Ontario sta guidando la
carica verso la privatizzazione. Qui, sotto certi aspetti, siamo anche più
avanti rispetto all’Alberta. Abbiamo già qualcosa di differente anche nel
Québec. Il Saskatchewan è andato verso un sistema pubblico di assistenza a
domicilio ed un sistema di prevenzione capillare; nella stessa direzione si sta
andando in Manitoba e via di questo passo. Come si vede c’è già la
diversificazione e ciò a causa dei liberali che non hanno né una visione, né
sanno come muoversi».
Se il problema del sistema sanitario è così importante, e lo è, come mai c’è
poca gente stasera a discutere con lei, leader di un partito provinciale su
questa situazione?
«Il problema è sentito dalla popolazione. Basti pensare che l’80 percento dei canadesi
lo ritiene il più importante. Credo comunque che il dibattito avvenga in
centinaia di posti contemporaneamente: a casa durante la cena, nei bar, nelle
riunioni di quartiere. Stasera avrei avuto la possibilità di partecipare a 60
di questi incontri. La domanda è chi metterà insieme queste persone, farle
discutere insieme di questo problema».
Già, chi?
«Vedremo cambiamenti durante la campagna elettorale. Abbiamo bisogno di una
campagna elettorale per costringere gli altri partiti al dibattito ed illustrare
in modo chiaro la loro posizione».
Ma per le prossime elezioni si deve aspettare, almeno in Ontario, oltre tre
anni.
«Noi socialdemocratici cominceremo subito una campagna di sensibilizzazione
attraverso radio e giornali. Avremo, a cominciare dal nord della Provincia,
cartelloni pubblicitari, filmati e conferenze per dire alla gente che i
liberali federali per ogni dollaro che hanno speso per tagliare le tasse, hanno
usato solo due centesimi per finanziare la sanità. Andremo a dire alla gente che
i liberali non hanno una leadership, strategia o qualsiasi altro piano per
conservare il sistema sanitario nazionale. Andremo a dire alla gente che a
Ottawa il governo è completamente cieco a questo proposito».
Ha più speranza in un, diciamo, ravvedimento di Ottawa o di Queen’s Park?
«Di nessuno. Il governo dell’Ontario sta privatizzando mentre quello federale
mantiene la porta aperta all’americanizzazione».
Un’ultima domanda. Ha detto che non è questione di soldi, ma anche di idee. Ce
ne può dare una, in attesa di un programma definitivo?
«Occorre cambiare radicalmente la cosiddetta assistenza sanitaria primaria,
quella cioè del medico di famiglia o dei medici generici. Bisogna creare una
unità sanitaria omogenea ed abolire la remunerazione in base alla quantità del
servizio. Medici, infermieri, chiropratici, assistenti sociali e così via
dovrebbero lavorare con un salario fisso».
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